27 marzo 2018

Il 20 di marzo 2018 forse sarà una data storica che potrebbe segnare l’inizio della fine del vecchio proiettore cinematografico, anche nella sua declinazione digitale. Samsung ha presentato in Svizzera la prima sala cinematografica europea basata su schermo CinemaLED Onyx: 26 milioni di LED, nero perfetto, luminosità 10 volte superiore, HDR superbo. E chi torna indietro?

Dopo più di un secolo, abbiamo assistito alla fine di un’era, quella del videoproiettore al cinema. Oggi infatti è stata inaugurata a Zurigo la prima sala cinematografica in Europa (seconda solo a qualche sperimentazione in Estremo Oriente) priva di proiettore e basata su un mega-display microLED, praticamente un “televisore gigante” dalle prestazioni impensabili solo poco tempo fa. Non potevamo mancare a questa importante prima: ecco il nostro reportage.

Addio al proiettore, si passa allo schermo microLED

La sala 5 è stata scelta per una totale ristrutturazione e per l’installazione del primo CinemaLED di Samsung in Europa (il primo in assoluto è stato inaugurato lo scorso luglio a Seoul) e il primo nel mondo compatibile 3D: si tratta di Onyx (questo il nome che Samsung ha dato a questo schermo), un super display cinematografico in tecnologia microLED certificato DCI per lo spazio colore P3 (quello delle applicazioni cinematografiche, per intenderci) che sostituisce la proiezione tradizionale. In pratica il proiettore non c’è più, come non c’è più la cabina di proiezione e neppure il classico cono di luce che attraversa la sala mettendo in evidenza il pulviscolo in sospensione: lo schermo è un mega display fatto di mattonelle affiancate alla perfezione, tanto che è impossibile vedere che si tratta di una serie di componenti separati.

Mattonelle fatte di microLED, a triplette rosso, verde e blu, che si illuminano e che, quando devono “tacere”, diventano completamente bui: di qui il nero totale che li caratterizza e che porta il rapporto di contrasto all’infinito, proprio come accade, in piccolo, con il display OLED; non a caso lo schermo di chiama Onyx, proprio a ricordare l’onice, il marmo super-nero. In compenso, quando i LED devono essere luminosi e saturi, non hanno problemi: premono sull’acceleratore e spingono. Così come quando c’è da essere “veloci”: i singoli pixel sono pilotati a una frequenza incredibile, 3000 Hz, che permette per esempio di avere una visione 3D con occhiali attivi luminosa e totalmente priva di cross-talk.

Perché il proiettore è sul viale del tramonto?

Il cinema è sempre stato un passo avanti e l’intrattenimento domestico ne ha sempre “copiato” le rivoluzioni tecnologiche: dal grande al piccolo schermo. Per la prima volta il processo si inverte: ora è il cinema che si ispira al televisore, ovviamente con dimensioni e tecnologie diverse. Per la prima volta lo schermo cinematografico diventa “self emitting”, ovverosia non con un proiettore che illumina uno schermo bianco ma con un display super-nero che si illumina autonomamente solo là dove serve. E questo per superare i due limiti del cinema: il primo evidentemente è la luminosità del proiettore che, soprattutto su schermi molto grandi, non riesce ad andare oltre certi livelli; il secondo, ancora meno risolvibile, è il fatto che lo schermo è bianco o comunque chiaro: è necessario per riflettere la luce proveniente dal proiettore ma inevitabilmente richiede che la sala sia totalmente oscurata, altrimenti verrebbe riflessa anche la luce ambiente. Ma una sala cinematografica non potrà mai essere realmente e completamente oscurata: alle luci delle uscite di sicurezza e i marcapasso, si aggiunge la luce stessa dell’immagine che viene riflessa su soffitto e pareti della sala e ritorna sullo schermo, “alzando” il livello del nero, che al cinema non è mai un nero profondissimo.

Lo schermo microLED, invece, è completamente nero e assorbe praticamente tutta la luce incidente. Inoltre non ha grossi problemi di luminosità e può arrivare a 500 nit, dieci volte quella di un buon proiettore cinematografico. Il risultato è duplice: innanzitutto neri profondissimi e, dove serve, anche luminosità di picco molto più alta; ovverosia HDR vero, come al cinema ancora non si è visto. E poi una sostanziale ininfluenza della luce ambiente: ovviamente il “cinema” è quello che si fa al buio, ma nulla vieta, per esempio per altri tipi di contenuti, di tenere le luci in sala accese o comunque non del tutto oscurate: la resa non ne viene affetta.

Un dettaglio dello schermo ripreso da molto vicino: il fondo è nero assorbente mentre i LED, visibili nell’immagine, sono l’unica porzione più chiara e leggermente riflettente. Il contributo totale dello schermo nel riflettere la luce è comunque quasi nullo, fattore che garantisce la profondità dei neri.

Siamo quindi di fronte a un nuovo cinema; un cinema che sa rispondere alle evoluzioni richieste alle sale: non solo film, ma anche contenuti video dal vivo, manifestazioni di gruppo, spettacoli con cena e così via. Si pensi per esempio agli e-sports: la sala completamente oscurata non sarebbe adeguata anche per permettere alle persone di entrare e uscire dalla sala durante la manifestazione; ma il gigantesco schermo superluminoso e HDR è certamente il meglio per seguire una competizione videoludica in maniera più coinvolgente ed entusiasmante di quanto non avvenga sullo schermo del proprio PC, volendo seguire l’evento in streaming.

Niente lente, niente distorsioni, vignettature e aberrazioni
Pensionare il proiettore comporta anche un altro vantaggio: si esce dal dominio dell’ottica e soprattutto dai tanti problemi degli obiettivi e della proiezione. Innanzitutto la disuniformità tipica del cinema, con i lati dell’immagine “vigettatti”, quindi più scuri, non c’è più: il problema era introdotto dalle lenti e ora invece si ha a che fare con un display. Ma anche le distorsioni, legate in parte alla lente e in parte alla necessità in alcune sale di proiettare non perfettamente in asse con lo schermo, sono acqua passata; lo stesso dicasi per le sfuocature ai bordi (mitigate dagli schermi curvi) e le aberrazioni cromatiche, anch’esse causate dagli obiettivi ed entafizzate da quelli meno validi. L’Onyx è ovviamente perfetto sotto tutti questi punti di vista e, va detto, non è poco.

La grande sfida: l’audio cinematografico senza retroschermo
Non ci sono rose senza spine: lo schermo microLED, tra i tanti vantaggi, si porta dietro anche un grande problema, l’audio. Infatti al cinema, tradizionalmente, i diffusori principali sono posizionati dietro lo schermo, che è microforato per essere fonotrasparente. Questo fa sì che, innanzitutto, nei cinema tradizionali sia possibile installare diffusori generosi per dimensione, visto che dietro lo schermo lo spazio non manca. Ma la cosa più importante è che un layout di questo tipo garantisce la piena coerenza tra suono e immagine: la voce dei protagonisti esce dal centro dallo schermo. Non solo: tutti i missaggi dei film sono realizzati proprio contando sul fatto che i diffusori siano posizionati dietro lo schermo. Non mancano gli esempi di sale cinema tradizionali con i diffusori attorno allo schermo (normalmente sopra e ai lati), nei casi per esempio in cui la trasformazione di un grande cinema in un multisala ha comportato il sacrificio di tutto lo spazio del retroschermo; ma si tratta di compromessi, in alcuni casi anche gravi, soprattutto se lo schermo è grande.

Nel cinema microLED, ovviamente, non è possibile in nessun caso posizionare i diffusori dietro lo schermo. Sistemarli attorno allo schermo senza pensare a qualche sistema innovativo, crea una sorta di “buco” nella zona centrale e comunque un’immagine acustica sproporzionata rispetto per esempio all’emissione della voce, che è una sorgente idealmente puntiforme: sentirla provenire da due diffusori posti a più di dieci metri l’uno dall’altro o posizionati sopra lo schermo è certamente strano, per non dire fastidioso. La sfida qui è stata lanciata direttamente agli ingegneri del gruppo Harman, che da poco più di un anno è stato acquistato da Samsung. Due gli stratagemmi messi in campo: il più semplice riguarda una serie di trattamenti DSP che possono far “focalizzare” certi suoni abbassandoli virtualmente come se provenissero da un diffusore all’altezza dello schermo. che però non esiste. Il limite di queste soluzioni è che è faticoso farle funzionare bene per tutti i posti della sala.

Allora gli ingegneri Harman hanno pensato ad aggiungere un altro sistema: due diffusori posti all’interno della sala, nel terzo anteriore, rivolti verso lo schermo e acusticamente schermati rispetto alla sala stessa: questi diffondono la componente delle medio-alte frequenze, quelle più direzionali, del canale centrale verso lo schermo, che, per sua stessa struttura, si comporta da specchio acustico. Di qui, questo messaggio sonoro viene riflesso verso il pubblico, che lo percepisce come proveniente dallo schermo.

Sopra il primo diffusore surround è stato collocato un altro speaker in una sorta di cassa che permette la diffusione sonora solo in una direzione, ovverosia verso lo schermo. Il segnale si riflette e arriva agli spettatori come se provenisse dallo schermo.

Ovviamente è un po’ più complesso di come l’abbiamo spiegato: il segnale deve essere anche emesso in maniera leggermente anticipata rispetto al resto del messaggio acustico per compensare il percorso più lungo che l’onda sonora riflessa deve compiere per arrivare fino allo schermo. Se questo non venisse fatto, ci sarebbe una sorta di “rimbombo” fastidiosissimo.

26 milioni di LED che funzionano in maniera coordinata

Una dei 96 moduli che compongono l’intero schermo: pesa 14 Kg e ha la risoluzione di 256 x 360 pixel

Il CinemaLED dal punto di vista tecnico è una macchina sensazionale: lo schermo è largo 10,3 metri e alto 5,4 ed è composto da 96 cabinet affiancati da 90 per 64 cm, in una matrice larga 16 elementi e alta 6. Ogni cabinet a sua volta è composto da 24 piastrelle collegate l’una con l’altra sul lato posteriore da una serie di cavi piatti, ognuna delle quali può essere sostituita in caso di guasto o malfunzionamento anche di un solo pixel.

La risoluzione totale di questo display è il 4K cinematografico: 4096×2160; i film in 4K quindi vengono riprodotti pixel per pixel senza necessità di alcun rescaling. Ognuno di questi quasi 9 milioni di pixel è composto – come dicevamo – da tre piccolissimi LED, per un totale di oltre 26 milioni di LED, un numero incredibile. L’elemento che qualifica la “classe” dei LEDwall è il cosiddetto “pitch”, ovvero il passo tra un pixel e quello adiacente: nel caso di Onyx si viaggia attorno ai 2,5 mm, un passo generoso, visto che lo schermo è grande e pensato per essere guardato da almeno 6-7 metri; basti pensare che la versione “domestica”, ovverosia il The Wall mostrato al CES di Las Vegas, ha un pitch di circa 0,8 mm.

I consumi sono simili a quelli di un proiettore: con lo schermo interamente composto da bianco luminoso la potenza impegnata arriva a 12 KW, ma nell’utilizzo corrente in media ci si assesta sotto i 4KW. La durata prevista è di 100mila ore, praticamente 11 anni di funzionamento continuo giorno e notte; il calore generato dal CinemaLED c’è ma non è eccessivo: la temperatura vicino allo schermo oscilla tra i 28 e i 24 gradi (a scendere dall’alto verso il basso) e il cabinet affiancati non necessitano di alcun sistema di raffreddamento attivo: il superdisplay Onyx è “fanless”.

Lo spettacolo: HDR vero al cinema, 3D super-luminoso, audio migliorabile

Nel corso della presentazione abbiamo potuto vedere qualche trailer ed assistere all’intera proiezione di Pacific Rim: in versione 3D. E, malgrado ci sarebbe piaciuto andare avanti a visionare altri materiali, questo paio d’ore passato nella sala 5 dell’Arena Cinemas di Zurigo sono bastate per farsi un’idea abbastanza precisa della resa del Samsung Onyx CinemaLED.

Ancora una fotografia dello schermo: gli incarnati sono eccellenti e molto “cinematografici” malgrado si tratti di un display

Beh, la cosa più importante da dire è che cambia l’estetica della visione cinematografica; un cambio in meglio, certamente, ma pur sempre un cambio, che potrebbe far storcere il naso a qualche purista un po’ troppo conservatore. L’immagine ha dei neri così profondi che, nella sala oscurata non si vede assolutamente dove finisce lo schermo, anche nel caso di “bande nere” sopra e sotto tipiche della riproduzione cinemascope. Allo stesso tempo, l’immagine è luminosa e soprattutto ben satura, se serve. Questi tre elementi messi insieme danno un’immagine pressoché perfetta sotto tutti i punti di vista, ma che può essere letta come un po’ più “video” e meno “cinema”, e questo malgrado la fedeltà cromatica sembri eccellente. In fondo il cinema ha avuto per oltre 120 anni un nero molto più blando e una gamma dinamica molto più ristretta. Se quindi l’impatto iniziale è stupefacente e spiazzante insieme, man mano che si va avanti nella proiezione, ci si abitua e non viene la voglia di tornare indietro.


Proprio per avere una sorta di “shock”, a metà della proiezione siamo usciti e siamo entrati nella sala a fianco, nella quale era in proiezione un trailer con la proiezione digitale tradizionale: l’immagine ci è parsa troppo morbida, più buia e un po’ “candeggiata”, anche se satura. Insomma, siamo tornati volentieri in sala 5.

Il film in 3D (del quale non possiamo pubblicare alcuna immagine), non è parso sensazionale come contenuto, dal punto di vista tecnico: la versione stereoscopica è stata chiaramente ricavata in post-produzione da quella 2D e la presenza dei sottotitoli (posizionati in termini tridimensionali molto vicini allo spettatore) è stata una presenza fastidiosa per tutto il film. Ma non si può non apprezzare la totale assenza di cross-talk (gli occhiali attivi viaggiano a 120 Hz in pieno sincrono con lo schermo, che a sua volta è velocissimo e non sbaglia nulla) e soprattutto l’alta luminosità, che nelle versioni 3D proiettate è invece molto bassa.

Per l’audio vale un discorso diverso: il sistema messo a punto dagli ingegneri Harman sicuramente funziona e non si percepisce un “buco” nell’immagine acustica, che è corposa e avvolge. Ma di certo le voci sono poco focalizzate e, se si chiudono gli occhi, si “leggono” come provenire dall’alto. In effetti i diffusori in questa installazione sono stati messi tutti sopra lo schermo, anche perché la sala è larga tanto quanto lo schermo stesso e non ci sarebbe stato spazio ai lati. I sub invece sono alloggiati sotto lo schermo. Dal punto di vista della coloritura, il sound della sala è parso forse un po’ carente nelle medie frequenze: può darsi che sia un effetto del “rinforzino” sulle alte dato dalle casse che sfruttano la riflessione dello schermo o semplicemente dal tipo di diffusori utilizzati, forse meno “carichi” sulle medie. Detto questo, la resa è godibilissima e dopo pochi minuti anche noi ci siamo dimenticati di porre attenzione a timbrica e direzionalità e ci siamo scoperti a seguire il film: vuol dire che funziona e coinvolge.


Gli sviluppi futuri: Onyx presto anche in Italia. Arriverà anche più grandeù

Non resta che aspettare che il CinemaLED sbarchi in qualche sala dalle nostre parti, per prendere maggiore confidenza con la nuova modalità di “proiezione-non proiezione”. I manager di Samsung presenti alla conferenza stampa si sono fatti scappare qualche mezza parola sul fatto che Onyx potrebbe arrivare presto anche in Italia, il che fa ritenere che gli accordi già ci siano ma viga il riserbo dovuto in questi casi. Va anche detto che l’investimento è alto: Samsung, anche se è stato ripetutamente chiesto, non ha voluto parlare di prezzi; ma ha parlato di costi al momento tripli rispetto alla soluzione proiettata. Lo schermo attuale di 10 metri è un po’ piccolo per molte applicazioni cinematografiche e va bene solo per sale tutto sommato contenute come quella che abbiamo visitato. Samsung, a margine dell’incontro, ha detto che però presto ci saranno delle novità: arriverà una versione più grande, probabilmente intorno ai 14 metri, sempre in risoluzione 4K e quindi con un pitch più alto, intorno ai 3,4; e più avanti potremmo vedere anche una versione 2K, per le sale che volessero passare a questa tecnologia senza investimenti troppo alti, e una anche 8K molto grande, non tanto finalizzata alla riproduzione di contenuti 8K, non disponibili e probabilmente neppure necessari, ma per aumentare la densità di pixel onde evitare che, in situazioni estreme, si possano scorgere i singoli LED. Insomma, Samsung fa sul serio e intende dare seri grattacapi a Sony, Christie, Barco e compagni che si spartiscono il mercato dei cinema. E c’è da credere che ce la farà. Buona visione.

Fonte:

Articolo scritto da: Gianfranco Giardina – Link articolo : https://www.dday.it/redazione/26133/cinema-senza-proiettore-cinemaled-samsung-zurigo-onyx





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